Tornata a Milano. È sabato sera, giusto? Mi aspetterebbero per uscire, giusto? Buonanotte, giusto?
Eccomi linda e pinta pronta per tornare in Italia! Avrei tanto voluto essere al meetup bolognese per incontrare una persona. Non due, una. Però non sarò in Italia quel giorno (prossima partenza Stoccolma!). E allora niente. Non nel senso che mi sono rassegnata, con niente voglio dire che allora sai che faccio? Lo contatto e gli chiedo, senti come hai capito non ho problemi a spostarmi, dove come e quando ci vediamo? Perché mi sono rotta di apettare. Aspetti aspetti. Poi uno inizia a frequentarsi con altre e hai aspettato solo di essere una stronza.
Oggi cercavo un po’ di pace. Perché domani torna la tempesta. Si riparte, stavolta per Oslo. Quindi decido di dedicarmi alla lettura. Appena mi stendo e apro il libro ovviamente squilla il cellulare: è mia madre che mi chiede se ho mangiato. Mia madre e mia nonna sono le uniche persone che mi chiamano Kleopatra. Io non ho ancora mangiato. E lei era tutta contenta, che strano! Poi capisco il perché. Voleva raccontarmi di mio padre che stamattina è scivolato e caduto dentro al letame delle mucche. L’ho dovuto intuire, perché quando inizia a ridere mentre parla non si capisce più niente, però anni e anni a decriptarla qualcosa ho imparato! E niente, pensavo che è proprio bello, al di là di tutto, quando sei lontana da casa e un po’ te ne dimentichi, se c’è qualcuno che anche solo per un attimo ti ricorda chi sei davvero, oltre a come ti chiami, che è importante pure quello.
Mi alzo e voglio aprire firefox. Prima però apro microsoft world, per errore, poi punto il mouse più su, troppo, e apro media player. Vabè insomma alla fine ce l’ho fatta, ma penso che è meglio se mi faccio un’altra mezz’oretta va.
Allora, siamo in un bar e c’è il classico tipo ingiacchettato e con la sciarpetta. Quei figli di papà interessanti come i programmi del pomeriggio, che però appena li vedi pensi “ma magari questo fa eccezione”. Infatti si siede vicino e mi chiede cosa bevo. Il contenuto del bicchiere, gli rispondo, un giusto compromesso tra “mi va di giocare” e “ma i cazzi tuoi?”. Allora lui ordina: “Un bicchiere con lo stesso contenuto della signorina!”, dice! Decido di dargli una possibilità: mi chiede il nome, poi cosa faccio. Appena dico che sono un’hostess mi guarda strano, come volesse adottarmi. Mi spiega che mi conviene pensare al futuro. Allora io gli dico che ha ragione, e me ne vado. Nel mio futuro (anche nel mio futuro più prossimo, non in uno lontano) non ce lo voglio uno che pensa che un’hostess perché è hostess non può anche studiare lingue alla Bocconi. Allora me ne vado senza spiegargli nulla, che non tutti i bicchieri hanno contenuti.